Contrada Bruno

Contrada entra in Polizia nel 1959 alla Questura
di Latina. Nel 1962 gli viene affidata la direzione della Sezione Volanti alla
Questura di Palermo. Successivamente ricopre diversi incarichi tra cui dirigente
della Sezione Catturandi, della Sezione Antimafia e di quella Investigativa.
Dal 1973 all'ottobre 1976 dirige la Squadra della Questura di Palermo. Dall'ottobre
1976 al gennaio 1982 dirige la Criminalpol per la Sicilia Occidentale. Dal gennaio
1982 al settembre 1982 coordina gli uffici SISDE della Sicilia e della Sardegna.
Dal settembre 1982 al dicembre 1985 è capo di gabinetto dell'Alto Commissario
per la lotta alla mafia, Emanuele De Francesco mantenendo l'incarico di coordinatore
dei centri SISDE delle isole. Nel gennaio 1986 viene trasferito a Roma e nominato
responsabile del III reparto operativo del SISDE. Nel 1987 gli viene inoltre
affidata la direzione di una squadra di 20 uomini che acquisiscono notizie su
latitanti del terrorismo e della criminalità organizzata, sempre all'interno
del SISDE. Tra l'agosto del 1991 e l'agosto 1992 coordina i centri SISDE del
Lazio e dirige il gruppo "Roma 3" che si occupa di criminalità organizzata.
Il 22/2/1991 viene nominato dirigente generale di Pubblica Sicurezza. Dall'agosto
al novembre 1992 torna in Sicilia per coordinare un gruppo di indagine del SISDE
sulle stragi di Falcone e Borsellino.
Il primo pentito ad accusare Contrada di collusione con
la mafia fu Tommaso Buscetta nel 1984, il quale dichiarò:"Ho
saputo da Rosario Riccobono che Contrada gli passava informazioni sulle operazioni
della polizia". Il giudice istruttore Giovanni Falcone,
successivamente, archiviò il caso. L'inchiesta è stata riaperta nel 1992 in
seguito alle rivelazioni di Mutolo ("Riccobono mi disse che Contrada era
a disposizione. Per questa ragione gli aveva regalato una macchina e messo a
disposizione un appartamento") , Buscetta, Marchese ("Nel 1981 mio
zio Filippo mi mandò ad avvertire Riina di una imminente perquisizione che era
stata segnalata da Contrada. Mio zio mi disse che il poliziotto faceva avere
le notizie a Salvatore e Michele Greco") e Spatola ("Vidi Contrada
a pranzo con Riccobono in un ristorante di Sferracavallo"). Il 24 Dicembre
1992 Contrada viene arrestato. Il giorno dell'arresto di Bruno Contrada, l'allora
Capo della Polizia Vincenzo Parisi, prende le difese del poliziotto inquisito,
avanzando sospetti sui pentiti: "Contrada è un funzionario che ha sempre
fatto il suo dovere e per quanto consta all'amministrazione si tratta di un
uomo assolutamente irreprensibile". Nel frattempo
si sono aggiunte le rivelazioni di Marino Mannoia ("Sono a conoscenza di
uno stretto rapporto fra Riccobono e Contrada: l'uno faceva il confidente dell'altro.
Lo stesso avveniva con Stefano Bontade"), Cancemi ("Giuseppe Calò
e Giovanni Lipari mi hanno detto che Contrada era nelle mani di Stefano Bontade
al quale aveva fatto avere patente e porto d'armi"). e Scavuzzo.
Il processo a carico di Contrada inizia il 12 aprile 1994, la
documentazione raccolta dalla Procura ammontava a 32.000 pagine, contenute in
18 fascicoli. Nel corso del processo altri tre pentiti hanno
accusato Contrada: Costa ("Appresa per televisione la notizia dell'arresto
di Contrada, Vincenzo Spadaro, mio compagno di cella, ebbe ad esclamare: "nu
cunsumarù (espressione siciliana che significa: ce lo hanno rovinato)",
Pirrone ("Lavoravo in un locale di cabaret; una volta, insieme al mio titolare,
che intratteneva rapporti con la malavita, mi recai da Contrada, in questura,
per consegnargli alcuni biglietti di invito. Fu in quell'occasione che appresi
che Contrada era vicino al clan Riccobono") e Pennino (" Contrada
mi interrogò dopo l'omicidio del segretario regionale della DC Michele Reina:
ebbi la sensazione che volesse depistare le indagini") . Il
pentito Gaspare Mutolo, all'udienza dell'8 giugno 1994, dichiara: "Sino
alla prima metà degli anni Settanta, Contrada, insieme ad altri integerrimi
funzionari di polizia, Boris Giuliano, Ignazio D'Antone e Antonino De Luca,
era per la mafia un nemico da eliminare. C'erano due linee all'interno di Cosa
nostra, quella morbida dei boss Gaetano Badalamenti e Stefano Bontade che sosteneva
di "avvicinare" i poliziotti e quella dura, del clan dei corleonesi
che propendeva per un attacco frontale allo Stato. Ebbi l'incarico di pedinare
Contrada per scoprire le sue abitudini. Quando fui scarcerato, nel 1981 Rosario
Riccobono mi disse che Contrada era a nostra disposizione. Cosa nostra poteva
contare su una miriade di uomini delle istituzioni per ottenere protezioni e
per "aggiustare i processi"e nell'udienza del 13/7/94 prosegue:"Riccobono
mi diceva che Contrada gli dava notizie sulle operazioni di polizia. Quando
era in arrivo una retata, lui lo chiamava e i mafiosi scappavano".Nel luglio
del 1995, gli avvocati difensori presentano una richiesta di scarcerazione,
accolta dal Tribunale il 31 luglio. All'udienza del 29 settembre 1995, i PM
chiedono l'acquisizione agli atti del processo di alcune pagine dei diari di
Contrada relativi agli incontri avvenuti fra il 1979 e il 1980 con l'avvocato
Bellassai, capo gruppo della loggia P2 in Sicilia.