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LE DICHIARAZIONI DI MARZIO DEDEMO IN MERITO AI RAPPORTI FRA MAGGI E ROGNONI DURANTE LA LATITANZA DI QUEST’ULTIMO IN SPAGNA

Il ruolo, pur secondario, svolto da Marzio DEDEMO nelle vicende oggetto della presente istruttoria costituisce un’altra testimonianza diretta della stabilità di contatti intrattenuti fra il dr. MAGGI e Giancarlo ROGNONI e del permanere degli stessi anche quando ROGNONI si era rifugiato in Spagna per sfuggire al mandato di cattura emesso nei suoi confronti in relazione all’attentato al treno Torino-Roma del 7.4.1973.

Marzio DEDEMO è cognato di Carlo DIGILIO avendone sposato, nel 1975, la sorella Rachele.

Anche sul piano delle semplici vicende anagrafiche, la sua persona rappresenta un ponte fra l’ambiente veneziano e l’ambiente milanese.

Aveva infatti risieduto a Venezia sino al 1974 e a partire da tale data si era trasferito a Milano lavorando anche, non a caso, nel garage Sanremo di proprietà della famiglia BATTISTON.

Uomo di fiducia, per le sue capacità pratiche, del più rappresentativo cognato e un po’ di tutto l’ambiente che intorno a MAGGI e DIGILIO gravitava, Marzio DEDEMO si era reso disponibile, pur senza diventare un militante di Ordine Nuovo, ad una serie di attività lecite e illecite di supporto, instaurando anche a Milano, nella seconda metà degli anni ‘70, rapporti sia con i superstiti del gruppo ROGNONI sia con i militanti di destra come Lorenzo PRUDENTE e Luca CERIZZA, che costituivano la rete di appoggio alla latitanza di Gilberto CAVALLINI.

In particolare Marzio DEDEMO, alla fine degli anni ‘70, aveva collaborato con DIGILIO nell’acquisto di notevoli quantità di armi cedute illegalmente dall’armiere Giovanni TORTA e rivendute poi, dopo la punzonatura del numero di matricola, in parte alla malavita comune e in parte, tramite l’intermediazione del dr. MAGGI, a Gilberto CAVALLINI che doveva in quel periodo rafforzare la dotazione del suo gruppo (cfr. ampiamente il capitolo 23 della presente sentenza-ordinanza).

Per tali reati, scoperti a seguito del casuale rinvenimento di alcune armi e della successiva confessione di Giovanni TORTA, Marzio DEDEMO era stato condannato dal Tribunale di Milano, il 25.2.1986, alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione (cfr. sentenza acquisita agli atti, vol.19, fasc.1), anche se non era stato possibile, all’epoca, provare con certezza che parte delle armi fossero state cedute, tramite il dr. MAGGI, ai terroristi neri di Gilberto CAVALLINI e di conseguenza sul punto era intervenuta una parziale assoluzione per insufficienza di prove.

Nell’ambito della presente istruttoria Marzio DEDEMO, uso a condividere, per così dire, nel bene e nel male le scelte del suo più autorevole cognato, ha confermato in una serie di dichiarazioni rese prima a personale del R.O.S. Carabinieri e poi a questo Ufficio, nei limiti delle sue conoscenze, alcune circostanze riferite da DIGILIO, aggiungendo il racconto di alcuni episodi che lo avevano visto, in genere per conto del dr. MAGGI, quale diretto protagonista.

In primo luogo Marzio DEDEMO ha ammesso di avere venduto a Gilberto CAVALLINI, fra il 1978 e il 1981, una quindicina di armi nuove e di notevole potenza utilizzando, quale canale di approvvigionamento, le cessioni fuori registro effettuate dall’armiere Giovanni TORTA (dep. a personale R.O.S., 15.11.1995, ff.1-2; int. a questo Ufficio, 10.4.1997, f.5).

Altri episodi di maggior interesse per la presente istruttoria riguardano limitate ma significative attività operative o di comunicazione di informazioni per conto del dr. Carlo Maria MAGGI:
- nell’estate del 1973 Anna CAVAGNOLI, moglie di Giancarlo ROGNONI, aveva subìto una gravissima aggressione a colpi di chiave inglese, ad opera di estremisti di sinistra, all’interno del suo negozio di camicie.
In quel momento Giancarlo ROGNONI era già latitante all’estero e, in tale situazione di confusione, era prospettabile che dalle persone vicine a ROGNONI e ancora operanti a Milano partissero pesanti azioni di ritorsione con esiti imprevedibili.
Il dr. MAGGI aveva allora immediatamente dato disposizione a DEDEMO di raggiungere Milano portando il suo ordine personale ai camerati de "La Fenice" di non compiere alcuna azione di rappresaglia.
Marzio DEDEMO era subito partito per Milano e aveva incontrato vari militanti fra cui BATTISTON, ZAFFONI, Cesare FERRI e Cinzia DI LORENZO comunicando loro l’ordine del dr. MAGGI che venne assolutamente rispettato (dep. 15.11.1995, f.3, e int. 10.4.1997, ff.2-3).
L’episodio, pur secondario, testimonia la solidità del vincolo gerarchico esistente all’interno di Ordine Nuovo e il ruolo di preminenza rivestito dal dr. MAGGI anche nei confronti di ROGNONI e della struttura milanese;
- nel medesimo periodo DEDEMO era stato incaricato dal dr. MAGGI di fare da scorta armata, in due occasioni, a importanti esponenti di destra, provenienti da altre città, che dovevano recarsi a Padova nella zona dell’Università.
Per tali azioni di "tutela", il dr. MAGGI aveva personalmente fornito a DEDEMO due ottime armi, una Franchi-Llama modello PYTON e una Browning bifilare, restituite da DEDEMO dopo l’esito positivo delle missioni organizzate con criteri altamente professionali (dep. 22.1.1996, ff.3-4; int. 10.4.1997, f.4).
Dalle dichiarazioni di Martino SICILIANO è emerso che era proprio SICILIANO, pur conosciuto solo di vista da DEDEMO, uno degli altri militanti che avevano partecipato a tale servizio di "scorta" armata e che uno dei dirigenti scortati era molto probabilmente il prof. Paolo SIGNORELLI (int. SICILIANO, 2.8.1996, ff.1-2);
- anche in favore del dr. MAGGI, a Venezia, DEDEMO aveva svolto il ruolo di "guardaspalle" e due volte lo aveva inoltre accompagnato a Milano a bordo dell’autovettura guidata dal dottore.
In entrambe le occasioni la ragione del viaggio erano incontri con ex-repubblichini in una trattoria.
Marzio DEDEMO era rimasto all’esterno a guardia dell’autovettura e quindi non aveva partecipato alle discussioni, ma aveva in seguito comunque saputo da Pio BATTISTON, padre di Pietro BATTISTON, che era invece presente, quale fosse stato il tenore dei discorsi del dr. MAGGI nell’occasione.
Il dottore aveva sostenuto che la strage era uno strumento di lotta politica e propugnato la necessità di continuare nella strategia degli attentati, la cui responsabilità doveva cadere sulle forse di sinistra, disgustando con tali discorsi addirittura la maggior parte degli ex-repubblichini presenti (dep. 22.1.1996, f.2; 7.3.1996, f.1. In merito alla "linea politica" del dr. MAGGI, si vedano anche le analoghe dichiarazioni di Martino SICILIANO, int. al P.M. di Milano, 7.10.1995, ff.6-7).
- nel 1975 Marzio DEDEMO, in occasione del proprio viaggio di nozze, si era recato a Madrid rimanendo per alcuni giorni ospite di ROGNONI e incontrando anche altri militanti fra i quali ZAFFONI e BATTISTON, quest’ultimo molto legato a DEDEMO che si era adoperato, l’anno precedente, per rendergli possibili i contatti con la famiglia quando era già latitante in Grecia.
In occasione del viaggio a Madrid, DEDEMO, su disposizione del dr. MAGGI, aveva portato a ROGNONI molti documenti italiani di vario tipo, di provenienza furtiva, e timbri componibili per la falsificazione degli stessi, nel quadro del sostegno alla latitanza del gruppo di italiani che gravitavano intorno a Giancarlo ROGNONI.
Marzio DEDEMO aveva inoltre lasciato a ROGNONI tutti i propri documenti personali, uno dei quali poi sequestrato nel 1977 ad un altro latitante, l’ordinovista genovese Mauro MELI che vi aveva apposto la propria fotografia (dep. 15.11.1995, f.4; 22.1.1996, f.4; int. 10.4.1997, f.4).
Secondo le regole vigenti nell’organizzazione, DEDEMO, se fosse stato controllato dalla Polizia durante il trasporto, avrebbe dovuto assumersi l’intera responsabilità del materiale e soprattutto non rivelare quale ne fosse la destinazione (dep. 22.1.1996, f.4).
Si noti che Giancarlo ROGNONI, pur escludendo alcuna connessione con attività illecite, ha ricordato di avere ospitato a Madrid Marzio DEDEMO e la moglie e di avere incontrato sempre a Madrid, più o meno nel medesimo periodo, ma in una diversa occasione, Carlo DIGILIO, impegnato evidentemente nella "missione" presso l’ing. POMAR (int. ROGNONI, 6.9.1996, f.3).

In ordine ai reati spontaneamente ammessi da Marzio DEDEMO, in ragione del tempo trascorso, deve essere emessa una dichiarazione di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

Tuttavia tali episodi sono estremamente significativi all’interno del quadro complessivo delineatosi, poiché confermano sotto molti profili il racconto di Carlo DIGILIO e Martino SICILIANO e soprattutto contribuiscono a mettere a fuoco la preminenza, sia sul piano decisionale sia sul piano operativo, del dr. MAGGI anche al di fuori dell’area veneta e la permanenza di saldi contatti con Giancarlo ROGNONI ed i suoi uomini nel tempo e anche durante il periodo della latitanza in Spagna.


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