Il Dub

la psichedelia del ghetto

(…)

Tuono dai suoni del basso e delle percussioni

Fulmine dalla tromba e dall’organo,

basso ritmi e tromba raddoppiano,

si amalgamano con le percussioni per una profonda ricerca.

Ritmo di un’elettrica tempesta tropicale

(calmatasi al passo della lotta),

ritmo-fiamma di anelito storico

ritmo –fiamma del tempo del cambiamento,

scandisce il tempo per bombe e fuoco.

Caduta lenta, arresto, ripresa in avanti.

Profondo giù alla radice del dolore;

sotto forma di violenza per la gente,

loro sapranno cosa fare, lo faranno.

(…)

Linton Kwesi Jhonson

Dall’album "Bass Culture"

Fin dall’epoca del ‘rock-steady iniziarono ad uscire, in Giamaica, sul lato B dei 45 giri le versioni strumentali dei brani registrati sulla facciata A. Inizialmente ciò veniva fatto per sfruttare maggiormente il lavoro degli artisti. I musicisti e i cantanti (quasi sempre ragazzi provenienti dai ghetti più disperati dell’isola) erano pagati per una canzone e non per le versioni mixate che di questa venivano prodotte. Come sempre, nella storia della musica giamaicana, condizioni di sfruttamento, tecnologie povere ed emarginazione sociale vengono ribaltate e trasformate in creatività rivoluzionaria.

Negli studi di registrazione la parte strumentale veniva riarrangiata completamente: il ritmo rallentava, gli strumenti melodici (tastiere e fiati) affioravano soltanto, in un tappeto sonoro dove il basso e la batteria facevano da padroni. La musica così creata prese il nome di dub ,da double (nel senso di doppia versione di uno stesso brano). I produttori che lavoravano al mixaggio divennero musicisti estremamente creativi. King Tubby (all’anagrafe Osbourne Ruddock) fu tra i primi ad usare tecniche particolarmente innovative. Ecco come descriveva le sue prime esperienze:

"Io avevo una piccola macchina del dub, prendevo in prestito i nastri dai produttori e li mixavo in maniera differente. Lavoravo al taglio dei dischi ed una volta che il nastro girava sfumavo la voce, questa era una prova di taglio. Bene io prendevo alcune di queste cose, le portavo a casa ed il sabato le facevo ascoltare pensando- le faccio ascoltare perché il sound è eccitante in questa maniera-;la registrazione cominciava con la voce, poi la voce scompare ed il ritmo và ancora. Portavo le registrazioni nelle dance-hall e la gente ballava fino all’inverosimile, per questo dovevamo farle ascoltare"

L’effetto sugli ascoltatori fu rivoluzionario. Le potenti vibrazioni del basso colpiscono allo stomaco provocando, insieme al suono martellante della batteria, il movimento della danza. Ad un tratto la linea del basso si arresta ed entra la voce, che cattura l’attenzione della mente… ma è solo un attimo, perché velocemente viene sfumata, riportando in primo piano la ritmica. Gli effetti elettronici, gli echi e i riverberi creano atmosfere cosmiche ispirate alla religione Rasta, al fumo della ganja e al mito del ritorno in Africa. Qualcuno ha avvicinato questo suono alla psichedelia, ma, a differenza della musica dei giovani bianchi, qui predominano la coscienza del corpo e la rabbia del ghetto, senza del resto abbandonare i contenuti mistici. Il cupo suono del basso rimanda subito alle tremende condizioni delle bidonville della Giamaica. La ritmica ossessiva di derivazione africana suona minacciosa per tutti gli estranei alla comunità.

In fondo si trattava di un’evoluzione della musica dei rude boys.

Sul finire degli anni ’70 si affermarono grandi maestri del dub come: Joe Gibbs, Augustus Pablo (il virtuoso della melodica) e, soprattutto, Lee Scratch Perry. Produttore di Bob Marley e Rasta convinto, sapeva far fruttare al massimo tecnologie povere ("faccio dischi mono perché Dio è uno solo" diceva). Il dub cominciò ad essere usato come base per le esibizioni dei DJ, che improvvisavano performance vocali sul lato B dei 45 giri.

Nomi di Dj come U Roy, Dillinger, Dennis Alcapone, I Roy divennero popolarissimi in tutta l’isola.

Il dub, ormai parte fondamentale della musica giamaicana, continuò ad evolversi fino a raggiungere, negli anni ’80 la sua epoca d’oro.

Gli anni '80

Non siamo in cerca di guai.

Ma se tu cerchi veramente guai,

noi te ne daremo il doppio

Robert Nesta Marley

Dopo il successo mondiale di Bob Marley, le grosse etichette discografiche cominciarono a riversare i loro capitali negli studi di registrazione giamaicani. Le nuove tecnologie elettroniche iniziarono ad essere alla portata anche degli abitanti degli slums della periferia di Kingston. Il DJ style divenne sempre più popolare e necessitava, ovviamente, di version sempre più sofisticate.

Due band saranno artefici del successo del dub in questi anni: i "Roots Radics" (la cui sezione ritmica era composta da Style Scott e Flabba Holt) e i "Revolutionaries" (poi "Taxi") con Sly Dunbar alla batteria e Robbie Shakespeare al basso. I ritmi rallenteranno ancora, mentre l'elettronica acquisterà sempre più importanza. Nuovi "dub master" entreranno in scena: Prince Jammy, Scientist, Prince Far I, Mickey Dread, ognuno di loro avrà un suono preciso e ben caratterizzato.

I brani strumentali, oltre ad essere sempre presenti sulla facciata B dei 45 giri, inizierano ad essere raccolti in 33 giri. Alcuni di questi dischi sono delle autentiche pietre miliari della musica giamaicana: in " Balck Uhuru in Dub" si afferma il micidiale sound di Sly & Robbie, in "Big Showdown" Scientist e Prince Jammy si sfidano a colpi di bassi ed effetti elettronici accompagnati dalla batteria di Style Scott che suona secca come una pistolettata. "Cry Tuff Dub Encounter Chapter III" di Prince Far I è indicativo delle nuove tendenze della musica giamaicana: una copertina psichedelica in cui un'astronave, che ha per emblema una foglia di ganja, naviga nello spazio astrale introduce un suono tutto giocato sugli echi con collaborazioni anche di membri della scena punk inglese (come il gruppo femminile delle Slits).

Intanto la situazione economica e sociale della Giamaica andava rapidamente peggiorando. Nella campagna elettorale, che nell'ottobre del 1980 porterà al potere il partito filo-Usa di Edwaed Seaga (detto CIAga), ci saranno più di 700 morti nelle sparatorie che sconvolgeranno l'isola. Le condizioni di miseria aumentavano sempre più riflettendosi anche nella musica. Così Prince Far I descriveva la situazione:

" General Echo è stato fatto fuori perché parlava chiaro, Tapper Zukie,-il guerriero- ha ancora una pallottola nella spalla, e solo Jah sa come sia ancora in vita. Il Gun Court, la peggior galera di Kingston è piena di nostri fratelli messi dentro senza alcuna accusa. Le nostre vite sono in balia di poliziotti, di sicari… divertente no? Il prossimo potrei essere io, o quel ragazzo che sta camminando dall'altra parte della strada, ma né io né, penso, lui ce ne curiamo eccessivamente. La mia vita, la tua, tutto è nelle mani di Jah".

Circa un anno dopo queste dichiarazioni anche Prince Far I cadde, crivellato di pallottole, per mano di ignoti gun man.

La violenza sarà una caratteristica di tutti gli anni '80, nel Gennaio '85 una possente rivolta popolare con saccheggi e dimostrazioni scosse l'isola.

La situazione si fece sempre più pesante: come cantavano in molti "la pressione sale sempre più".

Molti musicisti saranno vittima di questo clima.

Peter Tosh, Hug Mundell, Micheal Smith, Tenor saw… la lista è infinita.

Lee Perry incendiò lui stesso i suoi studi di registrazione e si trasferirà in Inghilterra.

Il DJ Mickey Dread che, alla radio nazionale, conduceva uno show durante il quale mandava in onda telefonate di protesta dai ghetti dell'isola su sottofondo dub, fu costretto a lasciare la radio e a stabilirsi a Londra. In questa città collaborerà con una band di giovani ribelli bianchi, i Clash, ed inizieò un altro importante capitolo della storia del dub.

Inglan is a bitch

Faremo una festa

è una festa punk reggae

ci saranno i Wailers

le Slits, i Feelgoods e i Clash.

Respinti dalla società, trattati con impunità,

protetti dalla loro dignità.

Robert Nesta Marley

Tra gli anni cinquanta e sessanta sull'onda del boom economico migliaia di immigrati giamaicani si riversavano sull'Inghilterra in cerca di lavoro. Si porteranno dietro la loro cultura e soprattutto la loro musica. Vivendo in quartieri miserabili, fianco a fianco con la classe operaia bianca, i giamaicani in Inghilterra cominciarono a produrre un loro sound